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Focus

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Arriva in Italia il primo antidoto per NAO: idarucizumab

Giuseppe Di Pasquale, Letizia Riva, Silvia Zagnoni Unità Operativa di Cardiologia, Ospedale Maggiore, Bologna I nuovi anticoagulanti orali (NAO) hanno rivoluzionato il trattamento della fibrillazione atriale e della trombosi venosa profonda – embolia polmonare. I vantaggi dei NAO sono rappresentati dall’efficacia almeno sovrapponibile a quella … leggi tutto Questo contenuto è riservato agli iscritti alla … leggi tutto


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Sulodexide riduce il rischio di trombosi venosa ricorrente

Continuare a tempo indeterminato la terapia anticoagulante orale dopo un evento di trombosi venosa profonda (TVP) ed embolia polmonare (EP) o sospendere la terapia specifica dopo un certo periodo, variabile a seconda delle condizioni cliniche e non somministrare più nulla? A questo infinito dilemma sembra dare ora una risposta concreta il lavoro di Andreozzi e … leggi tutto


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Il punto sulla terapia con sulodexide

Le fasi della terapia del tromboembolismo venoso sono sostanzialmente 3: una parte iniziale della durata, in genere, da 5 a 21 giorni, nella quale la terapia principale è costituita dall’eparina per via parenterale oppure dagli anticoagulanti diretti come dabigatran, rivaroxaban o apixaban, una seconda fase caratterizzata dal mantenimento della terapia anticoagulante orale per circa due … leggi tutto


Review

Gestione della terapia anticoagulante in occasione di chirurgia o procedure invasive

Giuseppe Di Pasquale, Silvia Zagnoni, Pamela Gallo Unità Operativa di Cardiologia, Ospedale Maggiore, Bologna La necessità di una temporanea interruzione della terapia anticoagulante orale (TAO) cronica con warfarin in previsione di procedure invasive o chirurgia è evenienza frequente nei pazienti anticoagulati. … leggi tutto Questo contenuto è riservato agli iscritti alla newsletter del settore sanitario: … leggi tutto


Trattamento del tromboembolismo venoso nei pazienti con cancro

Andrea Piccioli, Paolo Prandoni Dipartimento di Scienze Cardiovascolari Università di Padova   La stretta relazione esistente tra cancro e tromboembolismo venoso (TEV) è nota fin dai tempi di Trousseau ed è stata nel tempo confermata ed approfondita (1-3). Il cancro rappresenta infatti un fattore di rischio maggiore ed indipendente per il tromboembolismo venoso (1,2): il … leggi tutto